Mercato Testaccio

andrea carnecavallo

icona alimentareicona abbigliamentoIl vecchio mercato al coperto di Piazza Testaccio ha aspettato per lungo tempo di essere trasferito nei nuovi spazi che il comune ha dato in gestione ad un privato per trent'anni, "come si fa con una spiaggia ad uno stabilimento balneare", racconta uno dei commercianti. Un trasferimento annunciato da tempo e da tempo rinviato anche (fra l'altro) per la scoperta di reperti archeologici risalenti ad un antico mercato, che oggi (in determinate giornate) si possono anche visitare. 

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Tra i banchi del mercato

1Il 2 luglio 2012 è stato inaugurato il nuovo mercato in via Galvani. Cinquemila metri quadrati di superficie, di cui 2mila dedicati a servizi pubblici ed esercizi; spazi per 103 operatori; un parcheggio interrato di 6mila metri quadrati per 270 automobili; e un arricchimento archeologico con una superficie scavata di 7mila metri quadrati che in parte è visitabile periodicamente.
Molti dei banchi sono rimasti gli stessi, qualche anziano che intendeva già andare in pensione ha mollato, fra cui quello specializzato in pomodori, di tutte le forme e dimensioni (un peccato). Qualche attività è passato da padre a figlio come nel caso di Andrea e la sua Macelleria Iegri (vedi foto di copertina), oppure la famiglia della macelleria Sartor che enricoprima della signora Esterina veniva già la bisnonna Linda nel 1927 ogni giorno montava e smontava il banchetto per vendere polli e carni ovine, oggi i suoi discendenti hanno una delle macellerie più fornite di carni da allevamenti sostenibili e spesso bio. Antichissima tradizione anche per la famiglia Mastroianni, che sempre negli anni Venti vantava la bisnonna Antonia, detta Marietta, che attraversava il Tevere in barca per andare a rifornirsi di pesce fresco. Cugino di Marcello che occhieggia da fotografie e poster, Maurizio (qui accanto nel vecchio mercato in piazza) ha due eredi: il figlio Danilo che gestisce la pescheria e la sorella Romina che da poco ha aperto il suo Mastro Papone bistrot, due banchi più in là. Tra i coltivatori diretti c'è Marco la cui nonna Esterina aveva il banco in piazza di Testaccio dal 1938, ortaggi e frutta vengono dai loro terreni tra la Portuense e Maccarese, dove non hanno smesso di coltivare alcune delle verdure storiche romane come i tenerumi di zucchine.

marco fruttaPer il resto si ritrovano le vecchie bancarelle con qualche novità. Il libraio Samuele per esempio ha aggiunto le ceramiche ai libri usati, ai fumetti e alle tshirt realizzate dalla moglie grafica (“prima non c'era abbastanza spazio”). Sul fronte extra gastronomico al mercato troverete Banco Trentaquattro: tre amiche Ida, René e Marta hanno un banco – atelier dove vendere gli abiti che confezionano con due imperativi: comodità e eleganza. Il laboratorio è rimasto al mercato dell'Unità a Prati, dove il progetto è nato, mentre il banco propone adelaideanche una selezione di accessori, dalle borse alla bigiotteria di artigiani loro amici. Tra gli ultimi arrivi del mercato c'è l'artista e artigiana Adelaide che propone le sue creazioni, stampe a mano su stoffa (tovaglie, tende, cuscini), accanto a una selezione di oggetti per la casa. Lampade, vasi, vassoi, stoviglie ma anche tanta illustrazione su misura, compresi bellissimi Ex libris.

Al mercato Testaccio, oltre ai classici banchi alimentari (frutta e verdura, carne, pesce, pasta e pane) trovi veramente di tutto: scarpe, calze, abbigliamento, fiori, casalinghi). Un discorso a parte poi è quello sul mondo culinario: Alessandro e Alessandra con il loro laboratorio Le mani in pasta realizzino cannelloni, ravioli e gnocchi fatti a mano, con farina bio e kamut, prodotti bio e a KM zero e persino servizio di catering a domicilio. "La sera faccio il cuoco - racconta Alessandro - Volevo aprire un posto mio, ma con la crisi non è forse il momento giusto quindi per il momento faccio la pasta e vado nelle case con la mia cucina a domicilio". Ma la vera novità del nuovo Testaccio è la possibilità di “mangiare al mercato”; c'è la gastronomia romanesca dedicata ai panini con la trippa, la salsiccia, la scottona e la picchiapò, Mordi e Vai di Sergio, c'è Zoé che lo chef Matteo ha creato insieme alla sorella per proporre frutta e verdura da gustare al mercato: macedonie, insalate, 12centrifughe ma soprattutto estratti che vengono realizzati a freddo per mantenere tutti gli enzimi e le vitamine di frutti e ortaggi. Con l'aiuto di un'amica nutrizionista hanno messo giù un menù di quindici piatti fissi e altri a rotazione, le materie (fatta eccezione per qualche eccellenza come gli agrumi biologici di un'azienda siciliana e le mele, sempre bio, da una laziale) arrivano direttamente da alcuni banchi del mercato. Accanto a Zoé c'è FoodBox di chef Marco Morello (con sua sorella e due amiche) che ha sostituito la cannoleria siciliana di Dess'art, dal nome si può capire che il contenitore è importante. “L'obiettivo è fare del cibo di strada una abitudine gastronomica a 360° con tutte le sue specificità regionali, oltre alla linea romana di Supplizio dello chef Arcangelo Dandini (a cui è stato aggiunto il carciofo alla Giudia) qui da noi trovate street food di altri luoghi d'Italia come i supplì e le crocchette siciliane, le 13olive ascolante ma anche del mondo come le quiche francesi, i bagel americani, le arepas venezuelane”. Oltre alla cucina italiana ci sono anche incursioni dentro altre realtà gastronomiche come il banco bistrot Spiros, piatti e bevande dalla Grecia con casamancopassione, oppure due realtà lontane che si incontrano come il sushi e i tacos in Santa Clarita tacos e sushi, ma se poi sentita il richiamo della dieta mediterranea potete tornare alla pizza. Ma che pizza. Dopo aver lavorato 25 anni nel mondo dell'architettura e dell'imprenditoria Andrea e Paola hanno deciso di voltare pagina e si sono dati alla pizza, pizza alla pala che realizzano miscelando farine biologiche e farine bio integrali per ottenere un impasto leggero lievitato 72 ore. A Casamanco l''imperativo è cucinare come fossero a casa propria e infatti hanno coinvolto anche i tre figli, Riccardo, Isotta e Rio. 

Una volta al mese poi il mercato rimane aperto dalle 8 del mattino a mezzanotte, è l'Open Day: musica, balli (il bar centrale si trasforma in milonga), i banchi diventano luoghi per l'aperitivo e la cena e si finisce con il deejay set. Da non mancare. Controllate sulla pagina Facebook del mercato quando è il prossimo

 

Il paese di Alice

“Un giorno sul bus con la mamma ho incontrato una signora simpatica, piena di buste di verdure. Parlava strano (con un "r" rotolante), ci raccontava che lei viene sempre a fare spese al mercato di Testaccio, che lei sta in centro, ma piuttosto prende l'autobus e si carica le sporte perché le verdure buone così non le trova dai fruttivendoli del centro, che questo è uno dei pochi mercati rionali che hanno ancora i banchi dei contadini. E poi mi guardava e diceva:"per i bambini e importante mangiare sano” e io occhieggiavo le sue buste e mi sentivo come il coniglietto che ho sul muro di camera mia... Avevo una gran voglia di sgranocchiarmi una carota!
A luglio alla festa per il nuovo mercato c'ero anche io! C'erano fiori e festoni e palloncini sui banchi e tutti sembravano contenti, c'erano persino dei signori che cantavano canzoni romane. Papà mi ha detto che si chiamano “stornelli”. A me il nuovo mercato è piaciuto molto anche se ho fatto un po' fatica a ritrovare lo spirito delle bancarelle di piazza Testaccio. Il bello è che ogni tanto il mercato ospita altri eventi, un giorno sono andata con la mamma e il nonno e oltre ai soliti banchi ce ne erano tanti tutti intorno che vendevano libri. Libri di tutti i tipi: storie, libri con foto, con disegni e pure libri per noi bambini. Nonno mi ha comprato le avventure della scimmia Lola che vola in aeroplano e ogni volta che le leggo penso al mercato”.

icone aliceIL CONSIGLIO DI ALICE

Sotto il mercato di Testaccio c’è un posto segreto e bellissimo, purtroppo non è sempre aperto ma dovete fare di tutto per farvici portare. In realtà c’è un posto anche sopra il mercato e anche lì succedono cose molto, ma molto interessanti. Quello che succede sotto e quello che succede sopra al mercato di Testaccio si chiama Sottosopra. La cosa è nata perché mentre facevano i lavori per far sottosopra alicenascere il nuovo mercato hanno trovato dei pezzi di cose antiche che gli archeologi chiamano reperti; sono di tantissimi anni fa, mi hanno detto tra il I e il III secolo d.C. quando i romani si chiamavano latini e parlavano latino! Prima gli archeologi ti spiegano tutto quello che hanno trovato, come hanno fatto a trovarlo e come hanno fatto a tirare fuori le cose antiche senza romperle, ti fanno fare dei giochi e ti insegnano un sacco di cose. Poi ti portano di sotto a vedere l’horreum, una parola latina per dire magazzino. Lì sotto sembra di essere andati con la macchina del tempo: è un’atmosfera incredibile, ci sono un sacco di antiche anfore utilizzate al posto dei mattoni per fare i muretti. Gli archeologi sono specializzati per noi bambini, ma fanno anche tour per i grandi e persino in inglese per quelli che non parlano italiano. Per sapere quando ci sono si può guardare sulla pagina Facebook  oppure si può scrivere e cercare di prenotare (i gruppi sono minimo da 5 e massimo da 20) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Quattro passi più in là

piramideFacendo quattro passi fuori dal nuovo mercato, è impossibile non imbattersi in uno dei più noti e singolari monumenti della Roma antica: la PIRAMIDE CESTIA, evidente testimonianza – al pari degli obelischi – della fascinazione dei capitolini per la cultura dei faraoni. Ora appare addossata alle imponenti mura Aureliane, ma le precede di due secoli e mezzo. Come ricorda un'iscrizione sul lato orientale, il monumento funebre fu costruito in 330 giorni: d'altronde, se gli eredi di Caio Cestio avessero impiegato anche solo ventiquattro ore in più per costruirla, avrebbero perso l'eredità del ricco morituro, che si era premurato di scrivere nero su bianco questa ferrea regola nel suo testamento. Ma evidentemente, nel Medioevo lo stato di degrado del monumento doveva aver reso illeggibili le iscrizioni, se persino un poeta e latinista come Francesco Petrarca lo indicava in una sua lettera come “sepolcro di Remo”.

Seguendo le mura, lungo la via che porta il nome di Caio Cestio, si raggiunge uno degli angoli piùtombe suggestivi della città, da due secoli meta obbligata dei viaggiatori romantici: il CIMITERO ACATTOLICO di Roma, altrimenti noto come cimitero protestante, o degli Inglesi. Alla sottile ombra dei cipressi centenari riposano le spoglie dei poeti inglesi Keats e Shelley, e di numerosi artisti e intellettuali anche italiani, da Antonio Gramsci a Carlo Emilio Gadda, da Bruno Pontecorvo a Miriam Mafai, da Antonio Labriola ad Amelia Rosselli. Qui sono sepolti il poeta beat Gregory Corso, compagno di scorribande di Kerouac e Ginsberg, e la sfortunata attrice inglese Belinda Lee, adottata dall'Italia dopo “I magliari” di Francesco Rosi, e morta in un incidente stradale a soli 25 anni. La stessa età che aveva il suo connazionale Langton, quando nel 1738 morì cadendo da cavallo in città: sua è la più antica sepoltura del cimitero. Aveva invece 41 anni August von Goethe, quando la morte lo colse durante un viaggio a Roma. Evidentemente non gattocimiteroabbastanza per garantirgli una propria identità distinta da quella dell'illustre padre: sulla lapide il suo nome non viene neanche menzionato, si legge soltanto “Goethe filius”. C'è poi chi la tomba se l'è fatta da sé: è lo statunitense William Wetmore Story, autore del commovente “Angelo della pietà” che veglia sul sepolcro che riunisce le ceneri dello scultore e dell'amata moglie.
Dopo questa parentesi di pace, rituffandosi nel fervore del quartiere Testaccio, non si può non andare a dare un'occhiata all'omonima piazza, che ospitava lo storico mercato da poco trasferito. Impossibile descriverla ora, né immaginare che aspetto avrà quando il trasloco sarà completato e metabolizzato dal quartiere, e lo spazio libero dai banchi dei commercianti avrà trovato la sua nuova identità. Chi invece volesse avere un'idea di quale aspetto avesse prima dell'arrivo del mercato, può proseguire la passeggiata fino al Tevere, verso piazza dell'Emporio. Lì troverà la FONTANA DELLE ANFORE, che un tempo occupava il cuore di piazza Testaccio fino a quando, nel 1935, l'allora nuovo mercato rionale non l'ha sfrattata. L'opera, che immortala il simbolo indiscusso del quartiere (vedi Monte Testaccio link), può essere un buon punto di partenza per costruirsi un itinerario insolito tra le vie di Roma. Quella delle Anfore è infatti la prima delle otto fontanelle realizzate a partire dal 1927 dall'architetto Pietro Lombardi in altrettanti rioni: e di ognuno cattura nel travertino l'elemento caratteristico.

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DOVE si accede da via Franklin, via Manuzio, via Galvani e via Ghiberti
GIORNI DI APERTURA Lunedì - Sabato
ORARIO 6:00 - 14:00
PARCHEGGIO sotterraneo a pagamento (1 euro all'ora fino alle 17)
AUTOBUS

Da Stazione Termini 75 Da Piazza Venezia 83

metro

linea B (fermata Piramide, circa 300 mt a piedi)

info www.mercatoditestaccio.it