Mercato Trionfale

copertina iolanda

icona alimentareicona abbigliamentoIl mercato Trionfale è considerato il primo mercato rionale romano, è sicuramente il più grande con i suoi 273 banchi ed è tra i maggiori d'Italia e persino d'Europa. Aperto su viale Giulio Cesare alla fine dell'Ottocento, per anni è stato un posto di transito per chi andava a caccia o fuori città e si fermava con cavallo o carrozzella per fare rifornimento per bestie e persone.

Tra i banchi del mercato

All'epoca tutto intorno era campagna. Poi negli anni Trenta il mercato si è trasferito in via Andrea Doria, in un quartiere prima estremamente popolare che negli anni si è trasformato invece in una zona elegante; queste due anime convivono nel mercato che è allo stesso tempo estremamente conveniente, ma anche ricercato grazie ad alcuni banchi che forniscono primizie e merci raffinate.
L'11 marzo 2009 è stato inaugurato il Nuovo mercato Trionfale, una struttura di vetro e cemento che ha un parcheggio con 420 box e 320 posti auto e un ufficio di posta, ma che avrebbe dovuto essere un vero e proprio centro servizi con biblioteca, asilo nido, sede universitaria che ad oggi ancora non esistono.9
Il mercato è diviso per corridoi con box di colori diversi a seconda della categoria merceologica: verde per frutta e ortaggi (i contadini si trovano verso il fondo del mercato), blu per il pesce, rosso per la carne. Al mercato Trionfale puoi trovare veramente di tutto: frutta fresca e secca, riso e ogni tipo di cereale, pesce fresco e baccalà, salumi, formaggi e porchetta ma anche elementi di merceria, abiti, borse, scarpe, giochi per bambini, decorazioni natalizie, miele, marmellate, prodotti esotici come frutta e verdura alla base delle cucine etniche. Insomma una spesa completa. Nel corridoio centrale, quello che parte dall'ingresso principale, hanno trovato collocazione le licenze più antiche.
In quest'area c'è il banco di Peppino dedicato a uova (galline bio e non, quaglie), miele, marmellate e prodotti biologici. Gestito dalla terza generazione di commercianti, porta ancora il nome del nonno, nato in America figlio di emigranti da Arce (Frosinone) che decise di tornare in Italia e si mise ad allevare polli e tacchini. “Mio nonno aveva già il banco nel 1928. Portava le uova e gli animali vivi a cui “tirava il collo” qui al mercato. Era proprio una delle prime licenze la sua, la tengo ancora come ricordo” racconta il nipote mostrandocela.
8Poco più in là c'è il banco di frutta secca, castagne, funghi di Iolanda, classe 1923. “Io ho ereditato il banco da mia madre che lo gestiva già negli anni Venti poi ho sposato un fruttivendolo e abbiamo unito i banchi. Continuo nonostante l'età, la crisi, il lavoro che è diminuito, la concorrenza dei supermercati”.
Poi c'è Angelo che nella vita ha fatto “tutt'altro” e si è ritrovato dietro un banco di salumi e formaggi per aiutare il figlio. ''La licenza è antica ma non era nostra. L'hanno comprata mio figlio Enrico e mia nuora Katia e io dopo una carriera in polizia, quando sono andato in pensione, sono venuto qui a dar loro una mano. Io sono nato in via Andrea Doria per cui anche se oggi abito lontano da qui sono contento di essere tornato in qualche modo nel mio quartiere''.
C'è veramente l'imbarazzo della scelta in questo grande mercato e se si ha un po' di tempo insieme a due chili di tarocchi siciliani a un euro e mezzo, a puntarelle a cui manca solo il condimento, minestroni da buttare in pentola e ogni tipo di preparazioni a base di carne (dalle zucchine ripiene agli hamburger di melanzana) si possono portare a casa anche un po' di storie. Per chi però non ha tempo o si trova in difficoltà a spostarsi da casa c'è anche la possibilità di ordinare i prodotti di un centinaio di banchisti direttamente a casa, per il costo di tre euro, ordinandoli su Internet sul sito www.almercato.net. Purtroppo dopo un periodo di sperimentazione al momento il sito è fermo e il servizio sospeso.

Il paese di Alice

“La sera stessa che sono stata al mercato Trionfale, quando è stato il momento di andare a nanna ho detto a mamma e papà: 'Questa sera la favola la racconto io!'10
C'era una volta una bambina che si chiamava Iole, la sua mamma le aveva preparato un pacchettino con biscotti e cioccolata da portare alla sua nonna malata. Per andare alla casa della nonna bisognava attraversare un bosco e la mamma si era molto raccomandata: fai attenzione al lupo! Ma Iole al lupo non ci pensava proprio, cantava tutta contenta una serie di canzoncine allegre e ogni tanto si fermava a raccogliere funghi e castagne. Il tempo passava e Iole aveva messo in tasca i biscotti e la cioccolata e riempito il cestino con porcini e castagne dolcissime. Ad un certo punto da dietro un albero spuntò il lupo che le disse: “Ciao bella bambina dove vai di bello?” “Ciao lupo eccoti qua, mangiati i biscotti e pure la cioccolata. Che non ho tempo di portarli alla nonna”. Il lupo rimase talmente stupito che non seppe dire di no e tornò a casa a mangiarsi biscotti e cioccolata e per quel giorno non pensò a malefatte. Iole invece andò al mercato a vendere le castagne a 6,99 al chilo”.

Quattro passi più in là

centrocolonnatoBasta fare quattro passi fuori dal mercato per inoltrarsi nel più piccolo stato del mondo (appena 44 ettari), ma il più densamente popolato di meraviglie artistiche: naturalmente parliamo della Città del Vaticano. Per entrare, partendo da via Andrea Doria, si costeggiano le mura da cui si accede ai tesori dei Musei Vaticani, tappa obbligata di un soggiorno romano, come lo è la visita della basilica di S.Pietro, cuore della cristianità. Noi vi invitiamo però a posizionarvi al centro della piazza, esattamente su uno dei due dischi di marmo che si trovano tra le fontane gemelle e la base dell'obelisco: li riconoscete perché sopra c'è scritto CENTRO DEL COLONNATO. Ebbene, una volta piantati i piedi su una di quelle piccole circonferenze, sarete costretti a riconoscere anche il genio architettonico del Bernini: da quel punto, infatti, i due monumentali semicerchi che da quasi 400 anni abbracciano i fedeli riuniti in piazza, sembreranno formati da un'unica fila di colonne, anziché da quattro come in realtà è.
Risalendo via della Conciliazione verso il Tevere, vi segnaliamo due deviazioni tipicamente casamastrotitta“romane”. Per la prima dovrete girare a sinistra in vicolo del Campanile: al civico numero 4 (ma altre fonti sostengono fosse al numero 2) abitava uno dei personaggi più (tristemente) noti della capitale. È la CASA DI MASTRO TITTA, il boia di Roma. Nella sua carriera al servizio dei papi Giovanni Battista Bugatti (questo il suo vero nome) eseguì più di 500 sentenze capitali, tra il 1796 e il 1864, in tutto il territorio dello Stato Pontificio. Delle sue imprese scrissero lord Byron e Charles Dickens, oltreché naturalmente il Belli in numerosi suoi sonetti. Nonostante l'ingrato compito, la figura di Mastro Titta è per molti romani quella di un uomo bonario, complici forse le superbe interpretazioni teatrali e cinematografiche che ne hanno dato due giganti come Aldo Fabrizi e Paolo Stoppa. Il mantello rosso utilizzato da Mastro Titta sul patibolo è tuttora conservato al Museo criminologico di Roma, in via Giulia.
Proseguendo lungo via della Conciliazione, ma questa volta dirottando i passi verso destra, verso Borgo S.Spirito, si giunge al complesso dell'Ospedale di S.Spirito. Nel cortile del Palazzo del Commendatore (ovvero del rettore dell'ospedale) vi consigliamo di alzare gli occhi verso un bizzarro orologio sormontato dal un cappello da cardinale. Ma è osservando il quadrante che si può apprezzare la particolarità più curiosa: la lucertola che funge da lancetta segna il tempo su un quadrante diviso orologioin sole sei ore, anziché le consuete dodici. È la tradizionale ripartizione dell'OROLOGIO ROMANO, abbandonato ufficialmente solo sotto il papato di Pio IX, che impose il sistema francese tuttora in voga. Un altra caratteristica del complesso del S.Spirito è la presenza tuttora visibile della RUOTA DEGLI ESPOSTI, la prima di cui si abbia notizia in Italia: si tratta di una ruota girevole in legno – voluta da papa Innocenzo III nel 1198 - dove potevano essere deposti i neonati indesiderati, che così sarebbero stati accuditi dall'ospedale anziché essere abbandonati in strada o gettati nel Tevere.

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