Mercato di Porta Portese

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icona vintageE' il mercato più famoso di Roma, il più famigerato (attenzione ai borseggiatori e al gioco delle tre carte) e il più conosciuto. Gli sono state dedicate canzoni, poesie, ci sono stati girati film, da 'Ladri di biciclette' a 'Sciuscià'. Nato nel dopoguerra come nuove sede della borsa nera che si teneva a Campo de' Fiori, Porta Portese con più di mille operatori è il “mercato della domenica” più famoso d'Italia.

Tra i banchi del mercato

 Ci si può trovare veramente di tutto: mobili e oggetti di tutte le epoche naturalmente, le vere e proprie pulci, ma pure biancheria per la casa e per le persone, abiti usati e nuovi, vinili e cd, libri e stampe, giornali storici, ma anche magliette della Roma e intimo, alimenti per cani e gatti e gomitoli di lana e cotone (a seconda delle stagioni), orologi e scarpe, conchiglie e bigiotteria, giacche di pelle e valigie, perline e giocattoli. E l'elenco potrebbe essere infinito. D'altronde il detto di Porta Portese è che “puoi trovare di tutto dalla pillola al Jumbo Jet'. Ad esclusione dell'alimentare, anche se qualche bancarella che fa eccezione c'è, come quella delle noccioline tostate verso la Porta che dà il nome al mercato, quella delle ciambelle fritte, oppure dei taralli pugliesi.5
Anche per il mercato più famoso di Roma si tratta di una fase di transizione. Nell'agosto 2012 sono state approvate tre delibere comunali che dovrebbero riorganizzare le licenze (per 600 “banchisti” autorizzati ce ne sono circa 700 nell'abusivato) a più di cinquant'anni dall'ultima delibera che risale al 1959. “Stiamo aspettando che diventi operativa la possibilità che il Comune ha dato a noi operatori dell'usato di autogestirci, di organizzarci autonomamente per due anni. - ci racconta Maurizio Cavalieri, presidente dell'Associazione Porta Portese – E poi esiste un finanziamento europeo molto importante che va utilizzato entro il febbraio 2014 per riqualificare il mercato e tutta l'area intorno (pavimentazione delle strade, costruzione dei bagni) che si estende da via delle Mura Portuense, fino a Largo Toja e a piazza Ippolito Nievo e poi ridiscende circondando il Ministero del Tesoro su via Bargoni con una divisione chiara tra usato e nuovo, come sono anche i principali mercati europei Portobello Road a Londra, Rastro a Madrid”.
Un occhio al futuro di Porta Portese senza dimenticarne il passato. Maurizio è trent'anni che tutti i16 sabati a mezzanotte carica il furgone, parte da Lavinio e arriva nelle prime ore della domenica al suo mercato del cuore. “Fin da ragazzo ho amato Porta Portese e via Sannio perché per noi giovani squattrinati era l'unica possibilità di di vestirci alla moda, il sabato in zona San Giovanni, la domenica a Trastevere in cerca dell'abbigliamento americano. Per anni ho tenuto un banco di film porno, poi cinque anni fa ho aperto ad Anzio un negozio di vendita in conto terzi con tutto quello che è alla base del collezionismo. In settimana la vendo in negozio e la domenica qui”.

D'altronde Porta Portese nell'immaginario del viaggiatore che arriva a Roma “è al quinto posto nella lista delle cose da fare”, ci assicura Maurizio. E' lui a raccontarci che alcuni anni fa ha aiutato una ragazza canadese a redigere una tesi su Porta Portese “e non parlava neanche una parola di italiano”. “Se anche in questi anni è cambiata, l'atmosfera rimane bellissima, irripetibile” ci assicura.

Il paese di Alice

“A Porta Portese sono stata tante volte, è o non è il mercato più famoso di Roma? E poi è pure vicino a casa mia...
Ha solo un difetto secondo me, è troppo grande! Con la mia mamma non riusciamo mai ad arrivare in fondo. Così l'ultima volta l'abbiamo preso al contrario per vedere i banchi a cui non arriviamo mai! 9
Una volta, presa dai morsi della fame, ho cominciato a strillare dal mio passeggino finché la mamma non ha trovato una bancarella di tarallini pugliesi e me ne sono mangiata mezzo sacchetto!
Un'altra volta (senza più passeggino... ero già cresciuta) ho vagato per banchi e banchi in cerca di una banana e solo dopo un bel po' la mamma mi ha confessato che a Porta Portese non ci sono i banchi di frutta e verdura!
Certo ci sono tante altre cose, alcune piuttosto strane... Ho visto un banchetto con solo elicotteri giocattolo e un altro solo di conchiglie. Ho incontrato un signore con una barba lunga e grigia e un cappello bianco in testa che aveva delle cose bellissime sul suo banco: perline di tutte le forme e i colori, piastrelle con i disegni più strani, casse di orologi che non esistono più e delle strane pietre che mia mamma mi ha spiegato sono piene delle ossa di animali vissuti tanti, tanti anni fa. Hanno un nome buffissimo, si chiamano fossili!
Ancora andandomene via ho visto un paio di cose buffe: un signore talmente stanco che si era seduto sulla sedia a sdraio che doveva vendere e si faceva un pisolino e poi un ragazzo che ha caricato su una macchina piccola piccola (una vecchia 500, mi ha detto la mamma) una grossa cassa e io mi dicevo “non c'entra, non c'entra” e invece alla fine c'è entrata!”

Quattro passi più in là

portaporteseIniziamo la passeggiata dalla porta che dà il nome al mercato, e da un precisazione: quella che vedete non è la PORTA PORTESE originaria, bensì il rifacimento voluto a metà del 1600 da Papa Urbano VIII in concomitanza con l'edificazione delle mura Gianicolensi. La Porta Portuensis dei romani, anticamente situata un centinaio di metri più a sud, si apriva in corrispondenza di altre mura, quelle Aureliane, e dava il benvenuto nella Capitale ai mercanti e i viaggiatori approdati nella città di Porto, l'attuale Fiumicino. Si può dire che il cuore dell'attuale mercato si sia sviluppato proprio nello spazio tra l'antica porta e quella Seicentesca. La voglia di mantenere la toponomastica latina a dispetto delle vicissitudini storiche è testimoniata anche dal nome del ponte che da Testaccio conduce a Porta Portese: si chiama infatti Sublicio in omaggio al ponte dove si narra che – nel 508 a.C. - Orazio Coclite riuscì da solo a fermare l'avanzata degli Etruschi guidati dal re Porsenna, salvando così Roma dall'invasione. Gli storici si dividono sul finale della storia: per Polibio l'eroe morì annegato nel Tevere, per Tito Livio riuscì a salvarsi raggiungendo a nuoto l'altra sponda del fiume. Ma su un punto gli studiosi concordano: il “vero” ponte Sublicio si trovava più a nord, verso l'isola Tiberina, e i suoi ultimi resti visibili furono demoliti alla fine dell'Ottocento.

La Porta Portuensis e il ponte Sublicio erano due dei principali accessi alla “regione Augustea” di beataTranstiberim, l'attuale Trastevere. Basterà inoltrarsi per qualche passo nel rione, per ammirare l'ultima opera del Bernini, l'ESTASI DELLA BEATA LUDOVICA ALBERTONI. Si trova in una cappella della chiesa di San Francesco a Ripa, nell'omonima piazza. O meglio: per ammirare la penultima opera del Bernini, nella chiesa che si affaccia su quella che un tempo era l'omonima piazza. Il perché di queste due precisazioni è presto spiegato: la statua della beata Ludovica, ultimata nel 1674 da un Bernini ormai 75enne, è stata considerata l'ultima opera del maestro fino al 2001, anno del ritrovamento di un busto del Salvatore oggi custodito nel convento romano di S. Sebastiano fuori le mura. Quanto alla piazza, è stata ribattezzata S. Francesco d'Assisi (pare che il santo soggiornò in un ospizio per pellegrini che sorgeva proprio qui) nel 1926, ma tutti i trasteverini continuano a chiamarla S. Francesco a Ripa, come la chiesa.

Girovagando ancora in questo spicchio meno caotico di Trastevere ci si imbatte in un'altra piazza legata a una chiesa, questa volta dedicata a una santa romana “d.o.c.”: SANTA CECILIA, sceciliagiustiziata nel III secolo a causa della sua conversione al cristianesimo. La chiesa sorge sui resti della casa dove la nobildonna romana avrebbe vissuto insieme al marito Valeriano: nei sotterranei si possono visitare alcuni ambienti di un'antica domus. Ma a catturare l'attenzione dei turisti e la devozione dei fedeli è piuttosto la meravigliosa scultura di Stefano Maderno, che ritrae la martire nella stessa posizione nella quale si racconta sia stato trovato il suo corpo intatto, quando nel 1599 fu aperto il sepolcro. All'interno della chiesa dedicata alla patrona dei musicisti, poi, non può certo mancare un organo: nell'iconografia tradizionale la santa è spesso raffigurata accanto a questo strumento. Ma, secondo alcuni studiosi, sarebbe proprio un'errata interpretazione del termine latino organus all'origine del culto “musicale” della santa: il passo di un'antifona che per secoli è stato tradotto con gli “strumenti musicali”, si riferirebbe invece agli “strumenti di tortura” utilizzati per il suo martirio.
Uscendo nella piazza, ancora due curiosità: nell'angolo a sinistra si riconosce un edificio di chiara impronta medievale, conosciuto a Roma come la “casa di Ettore Fieramosca”. Si racconta che tra queste mura il capitano di ventura si riposò dalle fatiche della “disfida di Barletta” (lo scontro che nel 1503 lo vide capitanare 13 cavalieri italiani contro 13 cavalieri d'Oltralpe, nel vittorioso duello che permise di vendicare le accuse di codardia lanciate dal francese Guy de la Motte), prima di far parte della scorta che l'anno seguente fu incaricata di trasferire in Spagna il prigioniero Cesare Borgia.
Nell'angolo destro della piazza (tenendo sempre le spalle alla chiesa), invece, inizia via dei Vascellari, al cui civico n.61 si trova un altro palazzo medievale, dove ha abitato un'altra santa originaria della capitale: è la casa di Santa Francesca Romana.


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