Mercato San Cosimato

mauro copertina
icona alimentareIl mercato di Piazza San Cosimato a Trastevere risale all'inizio del Novecento (una delibera comunale del 1913 ne parla già come mercato al coperto) e ci sono commercianti che discendono direttamente da quei primi venditori, arrivati almeno alla terza generazione nel fornire frutta, verdura, formaggi, carni e pesci ai trasteverini, ai romani di passaggio o anche ai turisti che sempre più spesso affittano case piuttosto che andare in albergo e quindi poi fanno anche la spesa.

Tra i banchi del mercato

Nel corso del tempo il mercato ha avuto varie traversie. Per circa due anni è stato spostato a 9Piazza Mastai durante il lavoro di riqualificazione della piazza che è stata inaugurata a febbraio 2006. Ristrutturazione che ha lasciato molti scontenti: trasteverini che non hanno apprezzato il progetto realizzato dall'architetto Lorenzo Pignatti Morano, cittadini che a distanza di cinque anni hanno denunciato attraverso comitati e raccolta firme il degrado della piazza (basti dire che la pavimentazione in pietra lavica è tutta dissestata), ma soprattutto commercianti del mercato che scuotono la testa sconsolati. ''Non ci hanno coinvolto nelle scelte e la conseguenza è che i banchi mobili si allagano ogni volta che piove, che per il carico-scarico c'è un unico accesso anche piuttosto scomodo e la zona ztl fino alle 10 scoraggia chi viene con l'automobile”.
Nonostante le rimostranze i “bancaroli” di Piazza San Cosimato non perdono il sorriso nel parlare del mercato, della clientela e della merce. “La gente al mercato viene ancora perché ha bisogno di confrontarsi, di parlare. Al supermercato si fa più in fretta la spesa, ma che tristezza”, racconta la signora Giuliana Pettini il cui banco di formaggi e salumi l'ha ereditato dal padre e lo ha lasciato al figlio Emiliano. Che spiega: “Negli anni Ottanta abbiamo deciso di specializzarci e ci siamo concentrati in “ricercatezze alimentari” che andiamo a scegliere direttamente dal produttore”. E così sul loro bancone si trovano Camembert della Normandia, Fontina d'alpeggio, caprini occitani, robiole delle Langhe, salumi francesi e spagnoli, pasta di Altamura.
8Stessa sorte del banco di frutta e verdura di Franco, che alcuni scherzosamente chiamano il “capo” del mercato. “La licenza era della zia di papà, poi di mio padre e infine mia. La zia aveva solo patate e aglio e poi noi ci siamo allargati”. Non mancano i banchi dei produttori diretti e delle vignarole con fiori, frutta e verdura da Velletri e Cori.
Tra i banchi del pesce da segnalare probabilmente il più antico: l'antica pescheria da Menelik, già sulla piazza negli anni Venti, mentre sul fronte della carne: bistecche, polli ruspanti, quaglie, uova ma anche polpette, cotolette e altre preparazioni si possono acquistare da Mauro.
Tra le curiosità del mercato una bancarella di libri usati e un punto vendita di cibo per cani e gatti di alta qualità che fa felici gli amici a quattro zampe (e non sono pochi) che frequentano la piazza, grazie anche allo spazio canino realizzato accanto al parco giochi per bambini.

Il paese di Alice

“Questo mercato è uno dei miei preferiti perché sulla piazza 1c'è un parco giochi per noi bambini. L'hanno dovuto già restaurare diverse volte e qualcuno si lamenta perché ci hanno “messo in gabbia”, visto che il parco è circondato da inferiate, ma a me piace e sono molto contenta quando mamma mi ci porta.
Ma la cosa che mi piace di più di questo mercato è il banco della pappa dei gatti e dei cani. L'ultima volta che ci sono stata ho conosciuto Zao e Carlotta, due cuccioletti molto carini. Zao era solo due giorni che aveva lasciato la sua mamma e se ne stava tutto il tempo nella giacca del suo padrone per non prendere freddo e per farsi fare le coccole, mentre Carlotta era più scatenata, le piaceva gironzolare per la piazza. Però quando la sua padrona Roberta l'ha chiamata per una foto non si è fatta pregare”.

icone aliceIL CONSIGLIO DI ALICE
L'avete mai visto in giro per Roma un camion giallo e bianco con un bassotto, che legge un libro? Probabilmente sì e probabilmente sapete che si tratta della libreria itinerante OttimoMassimo con due libraie che vanno in giro a portare libri nelle scuole e anche nei posti dove è più difficile far arrivare i libri. Ecco adesso Ottimo Massimo ha trovato anche libreria parchetto2una tana e sta proprio vicino al mercato. Lo spirito è lo stesso solo che c'è un posto dove leggere naturalmente, ma fare anche tanti laboratori di pittura e illustrazione e una volta ci ho visto anche un bellissimo spettacolo di ombre. Quando andate al mercato con la mamma fatevi portare anche qui. Ma le libraie di OttimoMassimo hanno anche un altro piccolo grande merito: nel parchetto di cui vi dicevo hanno messo una piccola libreria che ha una unica regola: prendi un libro e ne lasci un altro. Però mi hanno detto di dirvi una cosa... se potete i libri che volete regalarvi portateli a loro in libreria, così li controllano, li "restaurano" se occorre e poi li portano là"


Quattro passi più in là

cosimatoRestando in piazza S. COSIMATO, non possiamo non affacciarci sulla chiesa che le dà il nome. Non fosse altro perché si tratta di una chiesa – forse l'unica al mondo – che porta il nome di un santo che non esiste! Non si hanno tracce di alcun Cosimato in nessun calendario, ed è più che comprensibile: il nome deriva infatti dalla contrazione dei nomi di Cosma e Damiano (due martiri che, per la cronaca, un santuario a loro dedicato a Roma ce l'hanno già: si trova nella zona dei Fori Imperiali), cui era intitolato anche l'adiacente monastero. Degni di nota sono i due chiostri, oggi parte delle strutture dell'ospedale Nuovo Regina Margherita.

iscrizioneDi chiese dedicate a Maria invece Roma è piena, e a pochi passi da S. Cosimato si trova una delle più amate, se non della città, sicuramente del quartiere: S. MARIA IN TRASTEVERE, edificata in un angolo della splendida e accogliente piazza. Sotto il portico del Fontana, sormontato da un sontuoso mosaico, sono raccolte numerose iscrizioni latine. Una in particolare merita decisamente una sosta: è quella che un tale Cocceius, schiavo liberato e assunto alla corte imperiale, aveva dedicato alla moglie Nice. Romantico e commovente (nonché invidiabile!) il ricordo della consorte defunta, per sempre impresso nel marmo: “con lei visse 45 anni e 11 giorni, senza avere mai alcuna lite”!

E visto che il nostro punto di partenza è sempre un mercato, non lontano merita una visita un'altra chiesa dedicata alla Madonna, S. MARIA ALL'ORTO. Costruita nei pressi del muro di mariadellortoun orto su cui era dipinta una Madonnina che si diceva avesse miracolato un contadino a lei devoto, la chiesa di via Anicia divenne presto sede di un'Arciconfraternita che riuniva una dozzina di corporazioni (le cosiddette “università”): dagli ortolani ai “fruttaroli”, dai “pollaroli” ai ciabattini, ai cosiddetti “vermicellari”, ovvero i produttori di pasta. Un legame con i mestieri legati al mercato e una devozione che sopravvive ancora oggi, come si può notare dalle lapidi e le decorazioni all'interno della chiesa. Il visitatore che avesse la fortuna di trovarsi in zona durante la settimana di Pasqua non può perdersi lo spettacolo della “Macchina delle 40 ore”, una monumentale struttura in legno dorato – l'ultima del suo genere sopravvissuta a Roma - che la notte del Giovedì Santo viene illuminata da più di duecento candele. Un ultimo cenno: su questo altare, nel 1945, ha celebrato Messa un prete, Don Pietro, divenuto celebre in Italia e nel mondo. E' il sacerdote interpretato da Aldo Fabrizi in “Roma città aperta”, capolavoro del regista Roberto Rossellini, che proprio qui ha voluto girare le scene del suo film ambientate in chiesa.

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