Mercato Condottieri / Labicano

7
icona-abbigliamento

icona-alimentareUn mercato all'aperto, ma moderno che cerca di coniugare l'anima classica (i banchi di frutta e verdura, le pescherie, le macellerie) con nuove proposte: un banco di accessori per dolci, abbigliamento per bambini, pasta all'uovo, articoli da regalo, un parrucchiere per signora.
Nonostante alcuni commercianti siano “storici”, il mercato come lo conosciamo oggi esiste solo da una decina di anni con i sessanta box che propongono un'offerta veramente variegata per una spesa completa.

Tra i banchi del mercato

Il mio banco ha sessant'anni, era di mio padre – racconta Fabio che con sua moglie Luciana ha 13una macelleria – io ci lavoro fisso da 38 anni, ma anche prima mi svegliavo alle tre di mattina, venivo al banco, poi andavo a scuola e poi tornavo al mercato. La nuova struttura è bella, ma certo il calore del vecchio mercato con i carretti... quello è perso per sempre. I ricordi che conservo di mio padre non sono giochi insieme, ma andare per stalle, scegliere e comprare gli animali”.
Fabio oggi vende carne scelta, selezionata tra gli allevatori che trattano il meno possibile gli animali, ma un tempo sul suo banco c'erano le bestie allevate in famiglia, maiali e abbacchi provenienti dalla zona di Norcia. E' lo stesso problema di Stefano e il suo banco di frutta e verdura. “Oggi dalla nostra azienda agricola a Sabaudia riusciamo a portare al mercato solo il vino che vendiamo sfuso un euro al litro, ma quando era ancora vivo papà, lui stava al mercato, io in azienda e qui c'era tutta nostra produzione”.
14Ma anche oggi fare la spesa al mercato Condottieri dà molta soddisfazione: ci sono i surgelati di Patrizia e Piera, il panificio di Doriana, il discount del cane e gatto di Daniele (che sostiene anche il progetto “cani sciolti al Pigneto” per un parchetto in cui gli amici a quattro zampe possano scorrazzare felici), il banco dei fiori di Massimo, la linea di abbigliamento baby di Mirco e Lara, la merceria di Caterina che fa anche piccole riparazioni, gli alimentari, le pizzicherie, gli articoli per la casa.
Tra gli ultimi arrivati c'è Arianna che ha unito la passione per i dolci e l'opportunità di uno spazio ottenuto con una richiesta fatta quasi per gioco. “Io sono educatrice all'asilo, ma il mio sogno è fare la pasticcera, così ho fatto uno stage e ho imparato la pasticceria professionale. Nella vita di tutti i giorni avevo difficoltà a trovare gli strumenti adatti per realizzare le mie creazioni così ho pensato che potesse interessare anche altre casalinghe”. Nel settembre dello scorso anno è nata 'Ma Douce' che propone gli strumenti per decorare i dolci, le teglie, le formine per realizzare muffin e cupcake, gli stampi per ogni tipo di preparazione tradizionale, dalla colomba al panettone e molto altro. “La mia clientela è mista, qualcuno si incuriosisce venendo a fare la spesa al mercato, altre clienti lo vengono a sapere con il passa parola. Poi io tengo dei corsi di pasticceria in una libreria qui vicino e spesso vengono le mie allieve a rifornirsi”.
15E non è l'unica ad avere delle idee originali. Caterina, originaria della Romania, ci racconta: “Io e mio marito abbiamo questa merceria e non ci lamentiamo, qualche donna che cuce c'è ancora. Ma mio marito ha anche un altro progetto: vorrebbe aprire qui al mercato una torrefazione. Certo c'è già il bar, ma il caffè macinato fresco da farsi in casa non c'è e siamo convinti che funzionerebbe”.

Il Paese di Alice

I supermercati li odio, i negozi li tollero, i mercati li amo. Però qualche volta ci sono delle eccezioni. Con i supermercati mai, si salvano solo i carrelli. Con i negozi però sì. Dipende dal negozio. Ce ne sono alcuni che non sembrano neppure dei negozi, allora quelli sì... li amo quasi quanto i mercati. Un giorno tanto tempo fa, quando ero ancora piuttosto piccolina, stavo andando con la mia mamma al mercato Condottieri. Era una bella mattina di primavera ed era un bel po' che si gironzolava. Ad un certo punto ho sentito un buco enorme allo stomaco e ho cominciato a lamentarmi. All'epoca non avevo certo questa parlantina e l'unico modo che avevo per comunicare era piangere. Per fortuna mia mamma ha capito subito e per fortuna sulla nostra strada c'era questo posto bellissimo. All'inizio non capivo perché si chiama Il giardino incartato e mi aspettavo un parco o qualcosa del genere e invece appena entrati ho capito che era una libreria. Ma non una libreria qualunque, un posto speciale.

Hanno dato alla mia mamma una bella poltrona comoda per allattarmi e io all'inizio mi sono buttata famelica sul latte, poi però ho cominciato a guardarmi intorno... e il mio sguardo è stato rapito da libri coloratissimi, giochi in legno divertenti, adesivi dalle mille forme, mollette per i capelli, braccialetti, borse di stoffa, pupazzi, una lavagna tutta disegnata. Ad un certo punto la mamma ha voluto anche cambiarmi e la signora gentilissima della libreria ha detto: “Siamo tutte mamme, non c'è problema”. Ha tirato fuori una specie di materassino da mare piccolo, della misura giusta per me e l'ha messo dentro una casetta di legno e lì mia mamma mi ha cambiato il pannolino. Ad un certo punto ce ne siamo dovute andare, ma io sarei rimasta lì per molto ancora. Adesso non vedo l'ora di imparare a leggere per tornarci”. 

IL CONSIGLIO DI ALICEicone alice

Il giardino incartato è un posto dove comperare libri certo ma anche album, fumetti, romanzi, giochi di legno, di stoffa, di carta. Dove fare laboratori d'arte, di scienza e di cucina, dove godersi la lettura in gruppo insieme alla merenda. E poi, a turno senza litigare, cullarsi sulla sedia a dondolo.

 


icone-ricettaLA RICETTA DI ALICE16
I muffin al cioccolato

Arianna di Ma douce ci ha passato questa ricetta.
Sbattere 180 grammi di zucchero a velo con due uova, 120 grammi di burro fuso, 200 millilitri di latte, 300 grammi di farina, mezza bustina di lievito. Aggiungere qualche cucchiaio di cacao amaro (a seconda del gusto), una fialetta di essenza di rhum (non alcolica) e versare nei pirottini da muffin. Cospargere di zucchero di canna e cuocere in forno statico non ventilato per circa mezz'ora a 170/180°.

Quattro passi più in là

Il Pigneto è una delle tante città nella città che Roma offre a chi la vuole conoscere a fondo. Un piccolo borgo dalla spiccata identità, con le sue case basse, le sue isole pedonali, e il forte senso di comunità che le attraversa. Anche ora che è di gran moda, il quartiere è riuscito a mantenere la sua anima proletaria. In questo triangolo di strade tra la Casilina e la Prenestina, abitavano infatti gli operai impiegati negli stabilimenti di quella che un tempo era un'importante area industriale di Roma. Qui sorgevano il primo deposito di tram (prima a cavallo, poi elettrici) della città, i capannoni della Snia Viscosa (oggi occupati da un vivace centro sociale) e quelli della Pantanella, un tempo il primo pastificio industriale d'Europa, oggi sede di uffici e appartamenti privati.
Uno spirito operaio, e anche tenacemente antifascista, forgiato dai bombardamenti del 1943 e tenuto in vita da numerose iniziative culturali: tra le più importanti, il “Percorso della Memoria”, che ricorda gli abitanti del quartiere deportati a Mauthausen o uccisi alle Fosse Ardeatine. Ironia (e rivincita) della toponomastica, una delle strade su cui si snoda il percorso, l'attuale via Fortebraccio, durante il ventennio era intitolata a Benito Mussolini. Ma c'è un terzo spirito che aleggia tra le vie del Pigneto, e si fonde con gli altri: è quello del cinema.

E allora non si può non citare un locale che forse più di tutti rappresenta il cuore del quartiere; è il BAR NECCI, in via Fanfulla daLodi. Fondato nel 1924 da Enrico – morto nel '43 sotto le bombe anglo-americane – il locale diventerà ritrovo d'elezione di Pier Paolo Pasolini, e sarà consacrato dal suo debutto come regista: “Accattone”. Tra l'aprile e il luglio del 1961, le strade intorno al Necci fecero da set per le vicende di questi “ragazzi di vita”, mentre le quattro pareti del bar fecero da ufficio casting: è qui che Pasolini sceglieva gli attori – tutti presi dalla strada – per il suo film.

Ma il “debutto” cinematografico di questa borgata risale al 1945, quando a guerra ancora in corso Roberto Rossellini girava uno dei suoi capolavori: “Roma città aperta”. E la scena più famosa del film – e una delle più celebri ed emozionanti della storia del cinema italiano – si svolge in VIA RAIMONDO MONTECUCCOLI. E' su questo selciato che la popolana Pina, interpretata da un'indimenticabile Anna Magnani, viene falciata da una raffica di mitra mentre rincorre il camion dei nazisti che sta portando via suo marito, dopo una retata. In via Montecuccoli (tornata tristemente alla ribalta delle cronache per la scoperta nel 2003 di un covo delle nuove Brigate Rosse, responsabili degli omicidi dei giuslavoristi Marco Biagi e Massimo D'Antona) pare abbia abitato negli anni '60 anche Lucio Battisti, che in “Pensieri e parole” aveva cantato il “mondo tutto chiuso in una via” e un “cinema di periferia”. La notizia la apprendiamo proprio dal sito di quello che potrebbe essere il cinema cantato da Battisti: il Nuovo Cinema Aquila, una sala confiscata alla criminalità organizzata nel 1998 e riportata a nuova vita da una cooperativa sociale che ha introdotto a Roma – tra le varie iniziative – anche le matinée dedicate alle neo-mamme e ai loro piccoli.

E nel quartiere non mancano le attenzioni, e le attrazioni, per i bambini. Tra tutte, spicca il MUSEO DELLA MEMORIA GIOCOSA, altrimenti noto come Museo Storico Didattico di Giochi e Giocattoli del Novecento. Nei 300 metri quadri di questo edificio in via Vincenzo Coronelli sono raccolti più di 2.500 giocattoli, costruiti tra il 1920 e il 1960. Ognuno di loro potrebbe raccontare infinite storie; noi ci limitiamo a ricordare la storia del padre di questo vero e proprio paese dei balocchi, Fritz Billig Hoenisberg. Ebreo viennese costretto a riparare a New York all'avvento del nazismo, Billig riuscì a portare con sé la sua collezione di giocattoli. E continuò a coltivare questa passione anche dall'altra parte dell'oceano, non soltanto per spirito ludico, ma spinto da una profonda motivazione ideale che era solito riassumere con questo motto: “Quando giocano, tutti i bambini del mondo sono uguali”. Alla sua morte il testimone è passato alla figlia Lisa, che insieme al marito Franco Palmieri nel 1979 ha dato vita al museo, unico nel suo genere a Roma. Camminare tra i modellini, i fumetti e le bambole d'epoca è come intraprendere un viaggio lungo il Novecento. Quando al mezzo di trasporto, c'è solo l'imbarazzo della scelta: dalle accuratissime automobiline alla fedele riproduzione del dirigibile Hindenburg, fino al vero pezzo forte della collezione: un paesaggio ferroviario di 25 metri quadri in scala 1:43, realizzato nel 1937.

Galleria fotografica

 

Joomla SEF URLs by Artio
DOVE via Alberto da Giussano
GIORNI DI APERTURA lunedì - sabato
ORARIO 6.00 - 14.00 (alcuni banchi sono aperti anche il pomeriggio del venerdì)
PARCHEGGIO strisce bianche intorno al mercato
AUTOBUS dalla stazione Termini, Linea 5 o 14